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“Fumetti e fantascienza. L’Anno del contatto”

set 29, 2013 by     commenti    Posted under: approfondimenti, blog

Ripropongo parti del mio discorso tenutosi alla libreria Luidig di Benevento nella serie di incontri dell’Associazione Bn.ComiX.

Diapositiva I - "Fumetti e fantascienza. L'Anno del contatto"

Diapositiva I – “Fumetti e fantascienza. L’Anno del contatto”

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La fantascienza e la fumettistica sono universi della narrativa che devono la propria esistenza ad una sedimentazione lunga, che parte dal racconto mitico greco fino ad arrivare a quelle che sono le più famose immagini della cultura contemporanea.
Nel corso di questo incontro, dunque, si darà luogo ad una interessante analisi comparativa sui modi coi quali la cultura popolare ha saputo declinare gli enormi temi della fantascienza nei suoi vari media.
Da Herbert Wells in poi la narrativa di fantascienza è diventata un’immensa fucina di temi sociologici, politici ed economici di estremo interesse per l’attualità di sempre: i viaggio spaziali, gli imperi galattici e il suolo lunare altro non sono che espedienti utilizzati dai grandi scrittori della fantascienza per riflettere e affrontare questi temi.
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Diapositiva II "Fantascienza! Chi era costui?"

Diapositiva II “Fantascienza! Chi era costui?”


I temi e i linguaggi narrativi che confluiscono sotto la dicitura “fantascienza” sono talmente vari e multiformi da rendere difficile attribuire al genere fantascientifico una definizione unilaterale.
Ciò nonostante, “fantascienza” è una parola che richiama l’attenzione e l’interesse di un vastissimo pubblico (soprattutto americano), sia in ambito letterario che cinematografico.
Questa vitalità è dovuta innanzitutto al nodo centrale della fantascienza, ovvero la scienza stessa, il dibattito sulla sua funzione, sui vantaggi e sui rischi che il progresso tecnologico comporta.

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Il termine italiano “fantascienza”, coniato dal traduttore Giorgio Monicelli, fratello del famoso regista, non permette di dare una definizione esaustiva al genere fantascientifico; sarebbe più corretto utilizzare l’espressione anglosassone “science-fiction”.
Il termine “fiction” in inglese sta a significare sia “racconto, narrazione” che “finzione”.
Il genere fantascientifico si caratterizza per il fatto che le vicende narrate possano essere legate a conoscenze scientifiche e tecnologiche contemporanee o di cui l’umanità non è ancora in possesso nel momento in cui l’autore scrive.
Riflettendoci, lo scrittore di fantascienza è una sorta di inventore, termine che spesso viene accostato a quello di “scienziato”.  Molte opere fantascientifiche del secolo scorso  contengono realtà che si sono dimostrate concretamente realizzabili.
Penso ai film in 3D di cui parlava Isaac Asimov nei suoi racconti degli anni ’50, ad alcune apparecchiature dell’Enterprise di Star Trek, alle scale mobili, invenzione contenuta in uno dei primissimi racconti di Julies Verne.

 

Diapositiva V - Science Fiction. La letteratura d'anticipazione

Diapositiva V – Science Fiction. La letteratura d’anticipazione



E’ difficile individuare un autore, o perlomeno un romanzo, che possa essere considerato fondatore di questo genere. Sicuramente le esperienze letterarie che anticipano motivi fantascientifici cullano nell’Ottocento. Faccio riferimento a Frankestein di Mary Shelley o ad alcuni racconti di Edgar Allan Poe.
La fantascienza nasce dunque sotto l’influenza della moda gotica: l’orrido, il distante, l’ultraterreno sono temi ricorrenti nei primi romanzi di fantascienza.
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L’altro grande autore riconosciuto a buon ragione, come uno dei precursori della letteratura fantascientifica del Novecento è Julie Verne.
I suoi romanzi Dalla Terra alla Luna e Ventimila leghe sotto i mari sono ammiratissimi esempi di narrativa fantastica a base scientifica.
Julie Verne fu il primo autore a mostrare l’efficacia e l’appetibilità della narrativa di fantascienza.
Verne, esponente del Positivismo, era visceralmente affascinato dalla scienza. Le scoperte scientifiche e i benesseri che queste apportavano alla società rappresentavano la prova tangibile dell’importanza del progresso scientifico in una civiltà, quale quella europea, ancora legata ai canoni delle materie umanistiche.
Julie Verne è dunque espressione di quell’alchemico rapporto tra scienza e fantasia di cui la letteratura fantascientifica si fa testimone. Egli si documentava sempre con grande scrupolo prima di affrontare le sue fantastiche storie avveniristiche. E proprio grazie a queste conoscenze rese possibile lo sbarco lunare nel suo romanzo Dalla Terra alla Luna, cent’anni prima dell’effettivo allunaggio.
Ma comunque nonostante l’importanza che gli autori citati hanno esercitato sulla storia della letteratura di fantascienza, i veri capostipiti di questo filone narrativo sono considerati Herbert Wells e Aldous Huxley, autori che hanno posto le basi per le grandi opere fantascientifiche del novecento di Isaac Asimov, Philip K. Dick, Ray Bradbury ecc…
Isaac Asimov, in particolare, è stato una delle personalità di spicco della narrativa fantascientifica del Novecento. I suoi innumerevoli romanzi hanno profondamente influenzato il genere. Per quanto ci siano stati tantissimi autori di fantascienza di grandi capacità, Isaac Asimov è da collocarsi nell’empireo della fantascienza. Era un biochimico e un profondo conoscitore della Storia: due caratteristiche che, unite alla sua errante fantasia, gli hanno permesso di scrivere delle vere e proprie epopee, tra cui il mastodontico ciclo della Fondazione.


I fumetti e la fantascienza nascono da un tessuto narrativo che affonda le proprie radici nell’epica, sia contemporanea che classica.

Diapositiva XII - I vaccari

Diapositiva XII – I vaccari

 


Ha visto giusto, credo, un maestro come Borges, universalmente riconosciuto come uno dei più importanti autori della letteratura latino americana.
I Nord Americani, essendo un popolo sorto in un periodo storico relativamente recente, suppliscono all’assenza di un’epica con la loro epica contemporanea.
Basti pensare alla figura del cowboy che, spogliato della sua veste storica di vaccaro, è diventato uno dei simboli del mito americano, l’uomo senza passato e senza nome che improvvisamente si imbatte in un’avventura giungendo dal nulla dal quale proviene.
Ovviamente, non dimentichiamolo, la mitologia del Far West, la costruzione della mitologia del Far West, altro non è che la storia alterata del genocidio dei pellerossa.
L’epica contemporanea di cui si è rivestita l’America la troviamo anche nello sport, in particolare nel baseball e nel football, discipline che hanno in comune il concetto di “conquista del territorio”. Nel Baseball vince chi riesce a prendere il possesso di tutte le caselle, di tutte le cosiddette basi del diamante; nel football americano vince chi, scontrandosi con la squadra avversaria, riesce a percorrere i 100 yard che lo separano dalla meta del touchdown.
L’epica contemporanea la ritroviamo infine nel mito del “sogno americano”, che come andremo a verificare tanto ha a che vedere con la traduzione fumettsitica statunitense.

Diapositiva XVII - Un salto in Grecia

Diapositiva XVII – Un salto in Grecia



Nell’antica Grecia, al tempo delle poleis, era estremamente vietato ai tragediografi allestire rappresentazioni teatrali ambientate in un contesto contemporaneo  e nel quale dunque gli spettatori potevano riconoscersi. I tragediografi trovarono nel racconto del mito un modo per combattere questo divieto che impediva loro di rispettare quella che veniva considerata la funzione civilizzatrice del teatro. I tragediografi continuarono a trattare temi contemporanei che interessavano la vita politica della polis, ma proiettandoli in un contesto storico diverso da quello che stavano vivendo.
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La fantascienza, come abbiamo già avuto modo di chiarire, è, così come il mito, un modo che la narrativa ci offre per vedere il presente allo specchio. Gli autori di fantascienza proiettano in un ipotetico futuro quelli che sono i temi (politici, economici, etici, sociali) di maggiore interesse per la realtà presente.
E di questa stessa capacità di lettura della realtà sono dotati i fumetti.

 

[...]
E’ possibile, invece, fondare un universo del tutto inventato, privo di qualsiasi appiglio con la realtà nella quale il lettore si riconosce, in una serie autoconclusiva e che dunque non necessiti di una continuity.
Appare chiaro l’esempio di Watchmen, serie a fumetti ideata da Alan Moore e Dave Gibbons, riconosciuta dalla rivista Time una delle 100 opere di letteratura più importanti del secolo passato.
Watchmen è un’opera che nasce da un assunto molto semplice: come sarebbe stato il nostro mondo se i supereroi fossero realmente esistiti? Come si sarebbero rapportati alla loro esistenza la società civile e il mondo politico?
Attenzione, Alan Moore ambienta il proprio universo narrativo nel 1985, data non casuale: rappresenterebbe idealmente il proseguo di un’altra data importante della narrativa fantascientifica, il 1984 di George Orwell.

Occorre a questo punto aprire una parentesi sulla terminologia della letteratura di fantascienza.
Per distopia, come nel caso di 1984 di Orwell, si intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato dalla narrativa fantascientifica ed è utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società nella quale le tendenze sociali e politiche sono portate ad estremi apocalittici e repressivi.
Per ucronia, invece, si fa riferimento al racconto di un universo ambientato in un passato storicamente alterato rispetto a quello di cui è a conoscenza il lettore.
Watchmen rappresenta un caso di ucronia: l’effettiva esistenza  dei supereroi ha inevitabilmente modificato la realtà presente nella quale è ambientata la storia, creando un mondo del tutto diverso rispetto a quello di cui abbiamo avuto esperienza.

L’elemento fantascientifico in Watchmen interviene solo in riferimento ad un personaggio, il Dr.Mahnattan. Tutte le altre figure che dimorano l’universo del fumetto sono prive di poteri sovraumani. Tutti gli altri protagonisti che, al pari del Dr.Mahnattan, combattono il crimine sono dei vigilanti, non possono essere equiparati al paradigma del supereroe in possesso di particolari facoltà.
Vorrei sottoporre alla mia e alla vostra attenzione la figura del Dr.Mahnattan, che reputo essere il personaggio più complesso dell’intera serie, sebbene privo di quel carisma che caratterizza altri protagonisti, magari anche più importanti, come Rorschach o il Comico.
Il Dr. Mahnattan è, a mio avviso, la quintessenza del supereroe, il minimo come divisore tra la fantascienza e il fumetto americano. E’ come se Alan Moore avesse voluto concentrare tutta l’eredità che il fumetto americano aveva raccolto dalle storie dei supereroi in un’unica immagine.

FANTASCIENZA 23

Diapositiva XXIII – Manhattan

Partiamo dal nome: Manhattan. Manhattan altro non è che la città per antonomasia dei supereroi: il teatro nel quale si sviluppano tutte le principali avventure dell’Universo Marvel. Vi è inoltre una scuola di pensiero secondo la quale Gotham City e Metropolis, le città alle quali appartengono i personaggi  di Batman e Superman, altro non siano che rivisitazioni della città di New York e in particolare dell’Isola di Manhattan. L’unica differenza è che mentre Gotham City rappresenterebbe la città di New York di notte, Metropolis la città di New York di giorno.
A differenza delle grandi metropoli europee, che hanno sviluppato una crescita urbanistica in senso orizzontale, New York è una città che maggiormente ha costruito la propria immagine sui grattacieli.
Ed è questo il motivo per il quale nessuna altra città potrebbe mai ospitare i supereroi, intesi quali essere sovrannaturali. L’altezza dei palazzi testimonia la capacità di elevazione di cui questi esseri sovraumani sono dotati.
La città è un luogo assai ricorrente della letteratura di fantascienza, perché per l’appunto rappresenta la comunità nella quale maggiormente si assiste ai mutamenti della realtà sociale, politica ed economica di una civiltà.

Diapositiva XXV - Il simbolo

Diapositiva XXV – Il simbolo

Il simbolo. Il Dr.Manhattan, al pari di qualsiasi altro eroe che si rispetti, possiede un simbolo. Nel suo caso, un atomo di idrogeno, posto sulla fronte, in riferimento al suo passato di fisico quantistico.
Badiamo bene, il Dr.Manhattan in un primo momento è sprovvisto di qualsiasi segno identificativo, sceglie di adottare questo simbolo nel momento in cui si sottopone ad un servizio fotografico.
La moda dei supereroi di adottare un simbolo è ricavata dalla tradizione sciamanica.
La motivazione che spesso gli autori presentano è che il costume serve a proteggere l’identità degli eroi e a prevenire possibili vendette dei criminali contro la famiglia e gli amici del protagonista.
In realtà questa scelta ha radici più profonde. Secondo la tradizione, lo sciamano era in possesso delle sue facoltà taumaturgiche solo quando indossava una maschera e un costume o si dipingeva il corpo di simboli particolari, che servivano per l’appunto ad evocare particolari poteri.
Il fatto che il Dr.Manhattan sia stato tra virgolette costretto a adoperarsi di un simbolo, la racconta molto non solo sul personaggio, ma anche sull’opinione che Alan Moore mostra di avere suoi supereroi. Un supereroe è un supereroe solo quando una comunità lo riconosce come tale. I poteri non hanno di per sé valenza se ad essi le persone non decidono di subordinarsi, o nel migliore dei casi affidarsi.
L’Uomo Ragno, per fare un esempio, è un supereroe per la comunità dei lettori, ma all’interno delle storie dei suoi albi molti cittadini di New York lo dipingono come un criminale.
Il potere che ha senso nella misura viene riconosciuto è inoltre un principio di estrema rilevanza giuridica. Alan Moore è un autore di fumetti estremamente sensibile alle tematiche care al Diritto. Lo vediamo in V per Vendetta, ma soprattutto in Watchmen. Ovviamente non  è questo il momento di affrontare la discussione.

Diapositiva XXVII - L'Uomo che poteva tutto

Diapositiva XXVII – L’Uomo che poteva tutto

I poteri. Il Dr.Manhattan, sebbene sia l’unico personaggio in possesso di poteri sovrannaturali, possiede facoltà che trascendono l’immaginazione di qualsiasi altro creatore di supereroi. Egli infatti in grado di alterare la struttura atomica della materia e, inoltre, vivere nella consapevolezza della sincronicità del tempo. Per il Dr.Manhattan la vita è un perenne movimento di materia che, nel rispetto dei principi della fisica, non riconosce né un fine né un inizio. A differenza di noi esseri umani non accetta i convenzionali concetti di passato, presente e futuro in quanto riconosce nel tempo un unicum.
Questo è sicuramente l’aspetto di maggior interesse per un appassionato di fantascienza. Il tema del viaggio nel tempo è stato ampiamente trattato dalla narrativa e dalla cinematografia fantascientifica. Il romanzo che meglio affronta il tema è La fine dell’Eternità di Isaac Asimov, a mio avviso una delle migliori opere di fantascienza di tutti i tempi.
Il potere di cui è in possesso il Dr.Manhattan, dicevo, non trova paragoni in un nessun altro eroe. Il concetto di “superpotere” applicato nelle storie dei supereroi dagli sceneggiatori è in genere assai collegato mito del “sogno americano”: all’idea che anche un comune cittadino, magari appartenente ad un contesto sociale basso, una volta venuto a conoscenza o in possesso di particolari abilità e capacità, possa metterle a servizio della comunità per poi ergersi su di essa.
Il Dr. Manhattan, e in questo vedo delle affinità con Silver Surfer, non può non deve e non vuole mettere i propri potere a servizio di una società per la quale non sente l’appartenenza. Il Dr.Manhattan, così come Silver Surfer, ha perso la propria natura umana e non è più in grado di relazionarsi con quelli che sono i sentimenti e i pensieri dell’uomo.
Il supereroe, quello vero, è dunque un essere confinato alla solitudine. E’ un essere che viene rigettato dalla stessa comunità che pretende di salvare.

La consapevolezza della sincronicità del tempo, inoltre, comporta una caratteristica che discosta il Dr.Manhattan dal modello di supereroe di cui abbiamo ricordo: questa caratteristica è la mancanza di responsabilità. Il Dr.Manhattan mostra sempre una certa riluttanza in tutte quelle circostanze in cui ci si aspetterebbe un suo intervento.
La morale a cui noi siamo abituati è invece quella che impartisce: “da tanti poteri derivano tante responsabilità”. L’Uomo Ragno è costantemente mosso dalla sensazione di essere chiamato in causa. Il senso di colpa che gli deriva dalla morte dello zio Ben ha suscitato il lui il bisogno di sentirsi perennemente essere giudicato.
Il Dr. Manhattan non prova queste emozioni, il Dr.Manhattan lo definirei un “eroe mancato”. Una persona che, pur potendo potenzialmente essere un eroe, non è riuscito a diventarlo. Non è stato in grado di attribuire un senso al potere che il destino gli ha affidato, non è riuscito a scendere a patti con i propri mostri e con le proprie debolezze.
[...]“

di Ciro Alessio Formisano